I primi 40 anni di Internet PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Fiorese   
Domenica 01 Novembre 2009 11:00

I primi 40 anni di InternetIl 29 ottobre di quarant'anni fa il professor Leonard Kleinrock, insieme a un assistente, tenta il primo collegamento fra un computer dell'Ucla e un altro all'Università di Stanford. I nodi  a disposizione sono soltanto due, ma promettono di crescere: la novità è che i rispettivi minicomputer sono collegati a una nuova macchina, battezzata "Imp", che svolge il lavoro di smistare pacchetti di dati a un numero potenzialmente infinito di altri utenti. «Nel frattempo ci parlavamo per telefono», racconta oggi Kleinrock. «Io dovevo scrivere "login". Scrissi la lettera elle. "Ricevuta", mi dissero. Poi la o. "Ricevuta". Quando digitai la terza lettera, il sistema andò in crash». Mai, una sconfitta ha preannunciato un futuro così radioso.

Quel sabato di quarant'anni fa, nasceva "Arpanet". Quella che in seguito si sarebbe chiamata Internet. Ovvero la singola invenzione che, più di ogni altra, ha proiettato il mondo nel futuro che tanto attendeva.

L'internet come la conosciamo al giorno d'oggi non ha un solo padre, ne ha decine, forse centinaia. E Kleinrock è "solo" uno di questi padri. Ma, sicuramente, è uno dei pochi pionieri, anche per aver gettato le basi matematiche del cosiddetto packet switching, quel sistema di pacchetti di dati che vengono istradati dagli Imp, quelli che oggi noi chiamiamo router.

«No, lo ammetto, mai avrei potuto immaginare che Arpanet sarebbe andata così lontano», risponde il 75enne professore del l'Ucla, raggiunto per telefono a New York. «A quei tempi, nessuno pensava al computer come a uno strumento di comunicazione. Il pc non esisteva, i computer erano molto grandi e costosi. L'email sarebbe arrivata solamente due anni dopo, diventando subito l'applicazione più usata sulla rete. Però, qualcosa di giusto, l'avevo previsto».
Il professore ci ha esibito, via email, un comunicato dell'Ucla del 1969, dove lui stesso profetizzava che «vedremo un giorno la nascita di computer utilities che, come quelle dell'elettricità e del telefono, serviranno le case e gli uffici di tutto il Paese». Ma per il futuro, professore?

«Un giorno non lontano, la maggior parte del traffico internet non sarà fatto dagli esseri umani, ma dalle macchine», risponde. Un giorno non lontano? «Le capacità di calcolo e di comunicazione si stanno dilagando: sensori, attuatori, memorie, display, microfoni. Tutto quanto ci circonda sarà collegato in rete, per dare informazioni e servizi sulla realtà circostante. Potremo controllare a distanza la crescita delle piante, la popolazione ittica di un fiume. Un sistema cooperativo di strumenti che radunano le informazioni e ordinano ad altri strumenti di mantenere l'equilibrio. No, tutto questo è già alla portata della nostra tecnologia. E sta accadendo».

Sul mercato finanziario, rimarca Kleinrock, è già così. Ma si sta allargando a tutti i confini della nostra realtà. «Certo, ci sarà un crescente dibattito sull'affidabilità delle macchine, sul loro senso di responsabilità», ammette. «Il lato oscuro del l'internet esiste: oggi ci sono agenti automatici in grado di spiare migliaia di computer o di prendere il loro controllo a comando. Eppure, resta difficile, se non impossibile, prendere il controllo di tutta la rete». E questo, si deve ai suoi costruttori.

Se internet ha tanti papà, ha una sola mamma: l'Arpa, l'agenzia del Pentagono incaricata della ricerca avanzata, nata in risposta al lancio dello Sputnik russo. «Certo, la rete era di proprietà dell'esercito. Ma quella storia che la decentrazione della rete è nata per proteggere il sistema da un attacco nucleare è una fandonia», se la ride Kleinrock. «Noi eravamo assolutamente liberi nel condurre la nostra ricerca – racconta – che non aveva neppure finalità militari. Era pura ricerca».

I pionieri, avevano solo chiaro in mente che la rete doveva essere «distribuita e pronta ad allargarsi indefinitamente in ogni direzione». «Il mio idolo era (il premio Nobel) Claude Shannon e ammiravo i suoi lavori basati sulla legge dei grandi numeri», che accesero la curiosità giovanile per il packet switching. «L'idea originale è che un sistema aperto deve essere la base di tutto: dopodiché meravigliose proprietà, emergeranno». Questo è esattamente quello che è accaduto in questi quarant'anni.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Novembre 2009 11:16
 

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